Monti al centro dei frenetici tentativi di riforma dell’Ue

L’Europa ha al massimo tre mesi di tempo per salvare la sua moneta unica, sostengono importanti esponenti della finanza e delle istituzioni internazionali. I capi di governo dell’Unione europea hanno meno di tre settimane per non trasformare il vertice di fine giugno in un insuccesso. E ai cittadini greci rimangono appena tre giorni prima di dire la loro – attraverso il voto legislativo – sulla permanenza di Atene nell’euro. I tempi stringono, insomma, e i mercati com’è noto tendono a muoversi più rapidamente delle 17 democrazie con la moneta unica.
12 GIU 12
Ultimo aggiornamento: 23:14 | 7 AGO 20
Immagine di Monti al centro dei frenetici tentativi di riforma dell’Ue
L’Europa ha al massimo tre mesi di tempo per salvare la sua moneta unica, sostengono importanti esponenti della finanza e delle istituzioni internazionali. I capi di governo dell’Unione europea hanno meno di tre settimane per non trasformare il vertice di fine giugno in un insuccesso. E ai cittadini greci rimangono appena tre giorni prima di dire la loro – attraverso il voto legislativo – sulla permanenza di Atene nell’euro. I tempi stringono, insomma, e i mercati com’è noto tendono a muoversi più rapidamente delle 17 democrazie con la moneta unica. Ieri infatti le Borse hanno chiuso deboli (Piazza Affari a meno 0,6 per cento), e il differenziale tra titoli di stato italiani e tedeschi è rimasto su livelli critici, chiudendo a 470 punti, con il rendimento dei bond a dieci anni al 6,21 per cento. Alcuni analisti puntano il dito sull’andamento non eccezionale dell’asta del debito: il Tesoro ha collocato 6,5 miliardi di Bot annuali, ma il rendimento è balzato ai massimi da inizio anno (3,97 per cento). Gli investitori preferiscono ancora vendere, piuttosto che comprare, i bond dei paesi Ue (compresi quelli tedeschi almeno da 48 ore). D’altronde già lunedì era svanito l’effetto placebo del salvataggio Ue da 100 miliardi per le banche spagnole.

“Lo spread l’ho trovato a 574, è poi sceso a 250-260 con alti e bassi, poi ha cominciato a risalire non per un fatto specifico italiano”, aveva spiegato ieri mattina Mario Monti nel corso della sua informativa alla Camera sulla politica europea. Quindi il premier, ribadendo la necessità di un forte sostegno parlamentare al suo esecutivo in una fase così “cruciale”, ha spiegato di avere già rifiutato la “protezione paralizzante” del Fmi. Nel pomeriggio, volato a Berlino per ricevere un premio dal ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, Monti ha ribadito che rigore e crescita non possono che procedere di pari passo. L’Italia ha fatto la sua parte per riordinare i conti pubblici, e per questo il premier ha escluso una manovra correttiva, annunciando invece per la prima volta che “presto” arriveranno “misure per cedere asset pubblici”. E’ sul fronte della crescita che però non è sufficiente svolgere i “compiti a casa”, come la pur necessaria riforma di un mercato del lavoro “eccessivamente protetto per gli occupati e non protetto per i giovani”: “Se al Consiglio Ue del 28 giugno ci sarà un pacchetto credibile di misure per la crescita – aveva spiegato in mattinata Monti – allora lo spread italiano diminuirà”.

E’ quanto sostiene apertamente in queste ore un numero crescente di leader europei, complice la rinnovata frenesia distruttiva dei mercati. Secondo indiscrezioni raccolte ieri pomeriggio dal Financial Times, infatti, anche l’Eliseo avrebbe pronto un pacchetto di proposte per stabilizzare l’Eurozona. Oggi il presidente François Hollande ne parlerà a Roma con lo stesso Monti, ma il piano da sottoporre ai partner sarebbe questo: la Bce dovrà diventare responsabile della supervisione finanziaria di tutti gli istituti europei; mentre il nuovo Fondo salva stati che entrerà in vigore a luglio (l’Esm) dovrà essere messo in condizione di ricapitalizzare direttamente le banche senza gravare sui bilanci degli stati (come invece accadrà in Spagna). Oltre ovviamente all’insistenza sugli Eurobond. L’appeal di una exit strategy “federalista” dalla crisi, invece della solita ricetta dell’austerity, si rafforza anche in Spagna. Ieri il primo ministro Mariano Rajoy, parlando per la prima volta in Parlamento dopo la notizia di sabato scorso del salvataggio delle banche del paese, ha reso nota una sua lettera inviata a Bruxelles. Nella missiva Madrid chiede esplicitamente che la Bce diventi prestatore di ultima istanza degli stati sovrani e compri quindi i titoli del loro debito pubblico in caso di speculazioni in corso. “Questa è la battaglia che dobbiamo fare in Europa”, ha dichiarato con metafora bellica Rajoy. Berlino però ha sempre detto di temere una deriva della Bce che alimenterebbe l’inflazione e disincentiverebbe le riforme a livello nazionale. La settimana prossima i leader dei quattro paesi si incontreranno a Roma, e gli osservatori puntano sul ruolo di mediazione di Monti, che ieri ha detto: “I nostri amici tedeschi possono star sicuri che non dimenticherò il ruolo della Germania e della cultura tedesca nel formare l’Europa”. In mancanza di un accordo, tre giorni, tre settimane e tre mesi passeranno invece fin troppo presto.